Harold si alzò

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Harold si alzò alle sette prima che la sveglia suonasse

Ore 6 e 42

Non era riuscito a dormire, aveva considerato più volte l’idea di alzarsi, ma l’aveva scartata perché troppo impaurito di destare sospetti. Era tornato a casa mentre i bambini e Polly dormivano, o almeno così aveva creduto. Aveva detto a Polly che sarebbe andato ad una riunione del gruppo di lettura, e poi ad una cena per gli auguri in vista del prossimo Natale.

Ore 6 e 45

La verità era il suo essere stato un fedifrago.

Il solo pensare a quella parola gli faceva attorcigliare la lingua, così estranea, figuriamoci se avesse dovuto spiegare il perché.stock-photo-22976302-despair

Ore 6 e47

Era estraneo a questo tipo di sensazioni, paura mista ad eccitazione lo avevano tenuto sveglio. Non si era neanche mosso per non destare sospetti.

Tale l’ansia di essere scoperto che non era neanche stato capace di rivivere i momenti della serata precedente; come se un flusso di pensieri e ricordi potessero attraversare le sue membra e giungere ai neuroni di Polly.

Ore 6 e 54

Ma come era successo tutto questo, non lo aveva pianificato, o meglio lo aveva sempre progettato nella sua mente, ma come se a poterlo vivere, questo momento di puro caos vitale, potesse essere il suo alter ego e non il serio, tenace, affidabile, stabile Harold.

Ore 6 e 57

Harold aveva sposato la strana, ma perspicace Polly.

Polly, una donna che sembrava non essere mai presente a se stessa, ma che poi era capace di sorprendere con intuizioni e riflessioni.

Polly aveva un suo modo di percepire la verità, la annusava,  e questo suo atteggiamento da indagatore svampito non faceva altro che aumentare la tensione in Harold.

Ore 7 e 00

Harold con un passo felpato arrivò alla porta del bagno, la chiuse alle spalle.

Era talmente forte il senso di colpa, o forse la paura, che lo scroscio della sua urina sembrava molto più rumoroso, e i suoi respiri ancora più pesanti.

Ore 7 e 05

Il suono della sveglia, e poi più nulla, perché il suo cuore era un tamburo nelle orecchie. Non riuscì a decidere se aspettare che la porta si aprisse o se fingere di essere impegnato a tagliare le unghie dei piedi.

Si gettò nella doccia , non ancora calda, ma il freddo dell’acqua non era nulla sulla nuca intirizzita per i nervi tesi.

Ore 7 e 10

Pensò di non essere troppo accorto con la biancheria da notte, altrimenti avrebbe potuto essere sospetto di non voler far arrabbiare Polly, ma decise di indossare la camicia del giorno prima, casomai non l’avesse ispezionata a fondo.

Ore 7 e 25

La colazione con i bambini, un incubo fatto di continui richiami all’attenzione, e di flashback di cosce, peli, odori, respiri.

I cereali masticati, fino a diventare una poltiglia perché incapace di deglutire.

E il suo cuore, un martello nelle tempie.

Le mani, che lo avevano posseduto e che continuava a sentire lungo il suo collo.

Alla fine sarebbe morto, lo sapeva.

Harold, il serio, quello educato, assennato, non avrebbe mai fatto nulla del genere.

Casomai avrebbe subito un tradimento, ma non lo avrebbe perpetrato.

Ore 7 e 40

Sentì Polly richiamare tutti all’ordine, era tardi, bisognava uscire per la scuola e il lavoro.

La vide correre e spazzolarsi i capelli, mentre guardava quali giacche fossero giuste per il clima di quel fantastico giorno di Dicembre.

Polly, donna molto poco organizzata, ma che sbrogliava ogni matassa e seppur non vi riusciva era di un altruismo spaventoso che avrebbe ammorbidito qualsiasi cuore.

Ore 7 e 45

Vide Polly e la sua valigetta davanti alla porta di casa, lo salutava con un piccolo mezzo sorriso che non raggiungeva gli occhi, o forse sì. E mentre Harold faceva scendere il suo sguardo lungo il corpo conosciuto, e non più bello di sua moglie d’improvviso si accorse che Polly non indossava il suo anello di matrimonio.

Ore 7 e 47

Da quando?

Sentì una goccia di sudore, penetrare la piega di pelle sotto i glutei.

Perché lo aveva tolto?

Per caso lo aveva tradito?

 

Ps. Piccolo esperimento di scrittura by una mamma del sud. 

Mafalda Fusilli

Sono una quarantenne, mamma di due figli maschi. Sono di Avellino, ma avrei tanto voluto essere di New York. Ho studiato biologia a Napoli, ma forse, sarebbe stato meglio studiare storia delle religioni delle tribù sud sahariane. Adoro i libri, il cinema, la buona cucina, le penne, le moleskine, e le persone diverse da me. Spesso, mi ritrovo a voler dire tutto quello che mi passa per la testa,e forse con questo diario ho trovato il modo di farlo. Mafalda

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