Buon Compleanno.

Oggi è il mio compleanno.

Classe 1974, sono 42, non che ci voglia Gauss per dire che sono più di quaranta.

Lo dico senza nessuna vergogna e senza nessuna reticenza, e sebbene tutti a dire ma sei giovanissima, io so, che molti pensano che non è poi così vero che gli anta sono anta e non sono enta, che sebbene siamo la generazione QT c’è una boa dalla quale l’orizzonte è sempre più lontano soprattutto a quaranta.

E infatti Quarantadue non sono pochi, lo vedi nello specchio, nelle linee del viso, del collo, lo vedi sulle mani, lo vedi negli occhi dei tuoi genitori.

Eppure,  io non so cosa significa avere quarant’anni. Forse per saperlo dovrei arrivare a cinquanta e scrivere delle differenze tra i due zeri, dei cambiamenti, delle attese puntualmente disattese, dei progressi, dei rimpianti, dei piaceri, ahimè dei dispiaceri che accompagnano un decennio, che accompagnano una vita.

Ieri sera mi sono soffermata a pensare perché bisogna festeggiare il compleanno, il giorno natale, non ho voglia e poi sono grande che senso ha. Da piccoli è tutto più bello, si è felici di essere considerati, i regali anche quelli più sciocchi sono una festa, gli auguri sono una festa ancor più grande, a quarantadue non desideri più regali perché quello che vorresti è quasi irraggiungibile e il resto ce l’hai quindi che fai….a quarantadue pensi, rifletti e ricordi che sei quella ragazzina di Pretty in Pink che ha vissuto per anni col mantra vai Distruggili tutti e torna a casa; sei stata convinta di essere comunista fino a quando hai visto tuo padre inorridire, perché sei tornata a casa con la rivista di Lotta Comunista, ma erano gli anni del movimento della Pantera e tu ci credevi tanto; sei stata la bambina che ha pianto con Sacco e Vanzetti e con Revenge; sei stata l’adolescente che non usciva perché c’era Beverly Hills in tv; a quarantadue ricordi di essere stata della fazione dei Grunge di Seattle, solo nella tua testa e con il tuo armadio; sei stata la liceale della gita senza ritorno a Lloret de Mar; dei Doors,  e Talking Heads. A quarantadue ridi a crepapelle solo al ricordo degli scherzi in classe, delle bugie che hai raccontato ai tuoi, dei vestiti improponibili che vedi nelle foto. A quarantadue ricordi i parties nelle discoteche degli anni novanta, della tua Renault 4 bianca, le videocassette i cd e dvx, della tua Red Rose viola e del Si blu elettrico. Ricordi dell’università, il primo esame di matematica, il professore di chimica, il primo lavoro, le interviste, il tuo compagno, i dischi, le litigate, le risate. A quarantadue ricordi che volevi essere un medico, una ballerina, un’attrice. Ricordi degli amici, dei tuoi cari, dei tuoi figli, di quando sono nati, di quanto li adori e di quanto sei fortunata.

Io non so cosa significa avere quarant’anni, ma so come sono io a quarantadue, sono più serena, più felice e più rilassata.

Non voglio più diventare nessuno se non me stessa.

Voglio continuare questa strada perché finalmente mi sembra quella buona.

E soprattutto ho capito che dopo i quaranta, e ancora,  il compleanno  lo festeggerò e lo renderò speciale, almeno per un secondo, perchè sono fortunata, perché ci sono, perché ricordo.

 

Ps: il mio pensiero non può che andare a coloro che a quarantadue ci sono arrivati e se ne sono andati, a qualcuno che non ha visto neanche il ventiquattro, e qualcun altro che quarantadue lo ha superato per poco e se ne è andato. Festeggerò anche per loro.

 

 

Mafalda Fusilli

Sono una quarantenne, mamma di due figli maschi. Sono di Avellino, ma avrei tanto voluto essere di New York. Ho studiato biologia a Napoli, ma forse, sarebbe stato meglio studiare storia delle religioni delle tribù sud sahariane. Adoro i libri, il cinema, la buona cucina, le penne, le moleskine, e le persone diverse da me. Spesso, mi ritrovo a voler dire tutto quello che mi passa per la testa,e forse con questo diario ho trovato il modo di farlo. Mafalda

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